Mamme con la partita iva

4 settembre 2018

Recentemente ho letto “Mamme con la partita iva” di Valentina Simeoni (edizioni Sonzogno). Non è un libro (l’ennesimo) su come prepararsi al parto, sull’allattamento, lo svezzamento e la crescita del pupo, ma un libro su come conciliare il lavoro da libera professionista e la maternità, dalla scoperta della gravidanza in poi. Perché di tutele per noi Partite Iva non è che ce ne siano molte… e, onestamente, se ne parla veramente di rado.

La copertina del libro

È un buon libro, interessante e utile, che parla di qualcosa che tocca la vita di molte persone. Senza cadere nello status di saggio noioso, anzi suo malgrado (o malgrado la situazione) Valentina Simeoni riesce a parlare in modo decisamente ironico delle difficoltà del conciliare lavoro e maternità, senza troppi fronzoli e con tante storie nelle quale immedesimarsi.

Il libro parte dall’esperienza dell’autrice lavoratrice autonoma dal 2012, partita Iva dal 2013, mamma dal 2016. Attraverso le esperienze di altre donne/future mamme/mamme parla delle difficoltà burocratiche. Quindi passa alla fase cruciale: è nato/a e ora? Quella dove si avrebbe diritto a un riposo assoluto… Io ad esempio ho risposto a delle email di lavoro anche il giorno che ho partorito (sì, sono pazza).

Quando parlo con le persone della mia esperienza, mi sento dire spesso che sono fortunata perché ho potuto scegliere di stare a casa con Jacopo fino ai suoi 13 mesi (sta iniziando ora il nido). Sinceramente, non mi sono sentita molto fortunata e nemmeno lo ho scelto più di tanto. Ho pianto, tantissimo, per via degli ormoni, per via della situazione, per via della solitudine nella quale vieni lasciata.

La mia esperienza è andata avanti tra alti e bassi. La gravidanza è stata fortunatamente bellissima, dal secondo trimestre in poi: durante il primo trimestre l’unica cosa che riuscivo a trattenere erano il tea con gli Oro Saiwa – che ora non riesco più a vedere.

Io e JJ il 6 ottobre 2017

Dopo quel periodo da gennaio a luglio 2017 sono stata benissimo e ho potuto lavorare senza intoppi. Jacopo è nato il 21 luglio 2017 (una settimana prima del termine) e io ho smesso di lavorare circa 10 giorni prima. Per le questioni burocratiche mi sono rivolta a 2 patronati diversi, perché non tutti sono avvezzi con le gestioni separate, sono andata 2 volte all’INPS, di cui una con Jacopo in fasce etc etc.

Io e Andrea non abbiamo molto supporto dai nonni per vari motivi e quindi ci siamo abituati ad arrangiarci, fino ad oggi io ho lavorato mentre Jacopo dormiva, pisolino pomeridiano e sera tutti i giorni della settimana. È stato un anno difficile, è vero, ho perso dei clienti. Mi sono chiesta mille volte come sarebbe andata se non avessi dichiarato apertamente la mia maternità ai miei committenti, non lo so e non lo saprò mai.

In fin dei conti è andata come è andata, Jacopo sta dormendo nella sua cameretta e io sono davanti al computer, con una tazza di caffè e la voglia di lavorare, perché nonostante tutte le difficoltà amo il mio lavoro.

P.S. Potete seguire le presentazioni del libro e vari aggiornamenti sulla pagina Facebook ad esso dedicata.

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